18/12/2009



Dubai

“Why stand in line” 2° parte

I controllori del traffico aereo a Dubai ci hanno gentilmente dato una corsia preferenziale quindi abbiamo recuperato 30 minuti delle 6 ore di ritardo. Dopo averci promesso a Venezia che a Dubai le nostre coincedenze (perse, naturalmente) sarebbe state sistemate, a Dubai abbiamo trovato caos totale, quasi guerre tra i passegeri per i posti disponibili. Io troppo stanco per lottare mi ero offerto di aspettare fino al giorno dopo e quindi stare in albergo, ma poi ci sono giunte voci che non sarebbe stato proprio così, che ci faranno stare in aeroporto tutto il giorno essendo sprovvisti del visto per Dubai. Fortunatamente (altrimenti non sarei qui a scrivere, ma sarei stato ammazzato a Dubai da qualcuno…) è andato tutto bene, ci hanno dato il visto, l’albergo e anche dei buoni per mangiare. Ma non prima di avere fatto la fila (2 volte) per cambiare volo, una (lunga) per passare l’immigrazione di Dubai e l’ultima all’albergo (tutto il nostro volo da Venezia era nella stessa barca, per così dire). Durante queste belle esperienze abbiamo conosciuto una coppia di giovani (beh, più giovani di noi) di Dolo e quindi abbiamo deciso di esplorare Dubai insieme. Per non stare seduti alte 4 ore abbiamo evitato il tour della città in pullman e abbiamo optato per una passeggiata. Bene. A Dubai ci sono tanti marciapiedi. Sono belli. Sono nuovi, perfino passano tra parchi con fiori. Un piccolo particolare. Non vanno da nessuna parte. O meglio, collegano le autostrade. L’abbiamo scoperto dopo aver camminato 30 minuti, sotto il sole del deserto, col vento in faccia, nelle ore notturne in Italia, dopo un volo lungo e “qualche” fila. Quindi due opzioni. Tornare indietro. O saltare le barriere e attraversare l’autostrada a piedi. Consapevoli della possibilità di passare qualche anno in un carcere medio-orientale, abbiamo scelto l’opzione B. Ma non solo una volta, perché di nuovo dopo diversi minuti ci siamo trovati nella stessa situazione. Alla fine siamo arrivati ad un centro commerciale e lì abbiamo preso la metro. Io e Samuel nella carozza per uomini. Chiara e Sara in quella riservata alle donne. All’uscita abbiamo camminato – questa volta senza attraverare l’autostrada – per un altro paio di chilometri verso quella palma pazzesca per cui è famosa Dubai e che mostrano sempre in TV. Invece siamo arrivati ad un souk, che sarebbe un mercato arabo. Che bello, qualcosa di tipico, abbiamo pensato. Ma una volta entrati, il commento di Sara è stato “assomiglia Gardaland”. Aveva naturalmente ragione. Infine siamo tornati all’albergo, ci siamo abbuffati e poi ci siamo imbracati per Perth alle 02.40 di mattina, solo 24 ore in ritardo.

1 commento:

  1. Per me è una palla!!! sei stato tu Lance a rompere l'aereo per poterti fermare più giorni a Dubai,così ne hai approfittato per fare qualche bel acquisto immobiliare nella city sommersa dai debiti...

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